Storia della famiglia Patini

Difficile ricostruire la storia della famiglia Patini, vissuta sempre nella più assoluta discrezione se non addirittura nel totale riserbo, lontano da qualsiasi “riflettore” che potesse metterne in evidenza la sua quotidianità. Originarie della provincia di Bari, Angela (12/04/1923 – 06/12/2013) e Pia (13/02/1925 – 06/03/2015) erano sicuramente legate alla figura della nonna paterna – cioè colei che aveva aperto un negozio di tessuti nella Via Risorgimento di S. Marina Salina –, tanto che desiderarono portare fin sulla tomba il suo cognome: Di Donna. Ecco il perché del doppio cognome Di Donna Patini delle due sorelle. Cosa che invece non avvenne per lo sfortunato Giovannino, fratello maggiore nato il 09/03/1920 e morto a soli diciannove anni il 22/08/1938. Colpito da paralisi infantile, così si legge sul suo epitaffio, visse tra le amorevoli cure della madre e per l’appunto delle due sorelle.

Il padre Ermogene era morto già da un anno. Classe 1891 e ragioniere di professione, era stato impegnato sul fronte della Prima Guerra Mondiale, come dimostra l’album di fotografie che ha come titolo emblematico: “Le Memorie di Guerra”. Nell’agosto del 1932, il ministro De Sanctis scrisse di suo pugno al ragioniere di aver avuto l’onore di rassegnare l’album direttamente a Sua Maestà il Re (Vittorio Emanuele III di Savoia – n.d.a.), con favorevole riscontro da parte di quest’ultimo.

Terminato il conflitto bellico, Ermogene Patini opera a Salina mentre l’isola sembra star vivendo dei nuovi fasti gloriosi, guardando all’epoca d’oro del secolo immediatamente precedente; un periodo di autentica ascesa economica e culturale, interrotto bruscamente dall’afide della fillossera che distrusse i vigneti nell’infausto biennio 1888-89. Evento che diede a suo tempo il via ad un fenomeno molto articolato come quello dell’emigrazione all’estero (ricordiamo che la prima emigrazione vide protagonisti ricchi imprenditori locali. Questa, invece, fu la seconda drammatica ondata contraddistinta dalla disperazione). La presenza di tanti emigrati creerà un flusso economico verso l’arcipelago, contribuendo a favorire un nuovo commercio marittimo con rinnovate imbarcazioni, oltre all’edificazione di mulini. Soprattutto a S. Marina Salina, proprio dove viveva Ermogene Patini. Questo flusso di rimesse favorì nel Comune salinese la nascita di una storica banca di cui lui sarà direttore. Nel 1919, infatti, viene aperto (proprio in una stradina della Via Risorgimento) uno sportello della Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele per le provincie siciliane (fonte: Mercanti di mare. Salina 1800-1953, di M. Saija e A. Cervellera – ed. Trisform, anno 1997, pag. 205). L’attività ottiene inizialmente un successo notevole, tanto che i dirigenti locali, guidati dal ragioniere Patini, si prodigano per una collocazione stabile di questo Istituto di Credito. Viene così predisposto il progetto per un edificio che sarebbe dovuto sorgere nei pressi di un mulino a vapore, adiacente cioè all’attuale villetta comunale, programmando contestualmente una campagna promozionale per l’acquisizione dei risparmi anche sugli altri versanti dell’isola. Ma quello dei depositi fruttiferi non risulta certo come l’unica possibilità di impiego dei capitali degli isolani; la possibilità di impiegare in altre iniziative i capitali di cui sopra, paradossalmente, indebolirà in maniera sensibile la ragione di esistere dello storico sportello bancario. Il 1925, infatti, è l’anno in cui nasce la società Eolie Navigazione, aprendo così un altro importante capitolo della storia salinese e della sua economia.

Le due sorelle Patini, dal canto loro, vivono un’esistenza che è comune ad altre coppie di sorelle isolane: la più grande, Angela, rimane con la famiglia, mentre la più piccola, Pia, ha la possibilità di studiare. Di Angela si sa ben poco; ad un certo punto si ritira definitivamente a vita privata nella grande casa di famiglia. Pia, invece, intraprende la strada dell’insegnamento e subito dopo diventa professoressa di Educazione fisica. Gli inizi di carriera sono da rintracciare nell’Istituto Agrario che viene aperto a S. Marina Salina nel 1948, voluto dal prof. Giacomo Lo Schiavo (allora sindaco del Comune salinese), e che avrà vita fino ai primissimi anni ‘60. Tre classi a cui si accedeva dopo le scuole elementari, dove si insegnava – tra le altre cose – come piantare e potare le viti grazie a dei professionisti del settore, tanto che si arriverà a imbottigliare e vendere la Malvasia Eolo, produzione del vigneto che si trovava nella zona vicino Punta Barone. Passati i tre anni, se si desiderava diventare Perito agrario, occorreva andare al relativo Istituto di S. Placido in provincia di Messina. Nel 1963/64 la scuola agraria viene trasformata in scuola media unificata, venendo poi “assorbita” dalla scuola di Malfa e diventandone tecnicamente una sezione staccata. Pia Patini andrà ad insegnare quindi a Lipari, dove rimarrà a lavorare fino all’età della pensione.

Il resto è storia nota, con il Fondo lasciato in eredità affinché ne possano beneficiare materialmente e culturalmente gli abitanti dell’isola di Salina (dove le sorelle hanno sempre vissuto), grazie a corsi ed iniziative sia intergenerazionali che interculturali in continuo divenire.

Michele Merenda