Il progetto di creazione di piatti in ceramica dedicati ai nomi di Dio nel Corano, si rivolge in particolare alle donne e alla loro capacità di essere “fedeli alla terra”. Con la terracotta, infatti, si adottano processi creativi e si mette in pratica un dialogo interreligioso.
L’elemento geometrico che meglio rappresenta l’idea del progetto è il cerchio.
Tutto parte dal cerchio che riflette l’unità perfetta, non ha inizio ne’ fine, semplicemente è; può quindi rappresentare l’eternità.
Il cerchio poi si traduce in una rappresentazione organizzata che gli conferisce un nuovo senso, diventa un piatto che raccoglie segni e costruisce legami.
È così che nasce l’idea di muoversi tra culture diverse, depositando sulla liscia superficie dei piatti calligrafie del mondo islamico. La calligrafia, dal punto di vista compositivo è avvicinabile alla musica, per analoghe valenze metriche, ritmiche e armoniche e perché ne è prevista la recitazione.
La parola dunque diventa messaggio in un infinito gioco di varianti e obbedisce a una sorta di “geometria dello spirito” vivificata dal rapporto tra il suo senso e la sua traduzione in segni.
Sono state scelte alcune parole: “Colui che perdona”, “Il Creatore”, “Il Saggio”, e queste sono diventate l’ossatura dalla quale si distaccano o si moltiplicano segmenti, diventando essi stessi reiterazioni.
Il calligrafo, come il pittore o il musicista, compone la sua opera segno per segno, elaborandola secondo principi plastici e ritmici così da assumere un valore estetico, a prescindere anche dal senso di quanto vi è scritto.
La parola galleggia sulla superficie inondata da colori brillanti, colori usati tradizionalmente nella cultura araba quali il blu, il turchese, i verdi e gli ocra, mentre l’occidente risponde con sfacciati colori fucsia, arancioni, rossi.
Francesca Borgia
La creazione è un atto assoluto e gratuito. Tutto ciò che esiste è sostenuto dalla volontà di Dio che dona la vita.
La ri-creazione nasce dalla contemplazione del volto di Dio che ci perdona.




